I 3 Motivi per cui ti Consiglio di Aprire una Partia Iva se sei un Freelance

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Di solito non consiglio ai miei clienti di aprira una Partita Iva se non quando è davvero indispensabile.

Del resto chi mi conosce e ha letto la mia Guida “Come e Quando Aprire una Partita IVA per Attività da Freelance sul Web” sa bene che non apro la bocca solo per darle fiato o mettermi in mostra.

Del resto, vogliate perdonarmi, ma non è con i soldi dei freelance che ho creato un’attività di successo come Fscosulweb.it.

Ora, evitando di passare in rassegna l’operato di alcuni miei colleghi che non vedono l’ora di segnalare la vostra presenza al Fisco per guadagnare quattro spiccioli fetenti, torniamo a bomba sull’argomento “partita Iva”.

Probabilmente in rete ci saranno un milione di articoli sull’argomento (solo io ne avrò scritti una decina, Guida gratuita a parte), alcuni pubblicati addirittura da “non addetti ai lavori” come web writes o web designer che si improvvisano “professionsiti e consulenti” e scrivono le loro “impressioni” magari in maniera creativa sull’argomento Iva.

Sono i miei preferiti, mi fanno sbellicare dalle risate con i loro richiami dotti alle opere letterarie più famose … ma cosa diavolo ci sarà da ironizzare sulla partita Iva dico io? Davvero c’è qualche freelance in giro che ha tempo da perdere o che si diverte a leggere queste stronzate?

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Mi piacciono molto anche quelli che provano a spiegarvi a cosa servono e che cosa significano le cifre che compongono il numero di partita Iva (ce ne sono 11) … ma davvero interessa a qualcuno … ? Aborro!

In rete si trova di tutto, è il bello e il brutto della rete ma … voi vi affidereste mai a un web desginer che scrive di Iva e tributi ? Affidereste i vostri risparmi alle loro opinioni ?

Pensateci su, ma giusto il tempo di capire che non è assolutamente il caso, per favore.

Se invece pensate che sia il caso di dar loro ascolto, allora fatemi il favore personale di abbandonare il mio blog, la mia newsletter e la mia vita, davvero non desidero vedervi fallire, non sono qui per questo.

L’altro giorno mi ha scritto un programmatore dicendo di aver provveduto da solo all’apertura e alla gestione della sua  partita Iva per un anno, risultato ? 3.550 euro di cartella esattoriale: “TOP!” gli ho risposto io e poi ho chiuso le comunicazioni.

Ora, quand’è che davvero per un Freelance non c’è più nulla da fare?

Quand’è che davvero un freelance deve alzare le mani di fronte al Fisco (per non dire “calare le braghe”) e segnalargli che “hey! Adesso ho una partita Iva anche io! Cosa ne pensi “Stato”? Ci mettiamo in società al 50%? Dai, facciamo così: io ti dò il 50% dei miei ricavi e tu in cambio non mi dai servizi, non mi dai la banda larga e, soprattutto, (per favore) non mi dai una pensione se non prima dei 107 anni di contributi versati ?”.

Esistono almeno 3 casi in cui non c’è scampo per voi freelance, 3 casi in cui siete costretti, vostro malgrado, ad aprire un numero di Partita Iva!

Eccoli qui:

Quando Chi Vi Commissiona il Lavoro Vuole “scaricarsi” il Costo Sostenuto

Di qui non si scappa. I vostri “datori di lavoro”, quelli che vi danno il pane in sostanza, hanno bisogno dei vostri pezzi di carta per “scaricare”  (il termine corretto se a qualcno interessa è “dedurre”) il costo sostenuto, la parcella cioè che gli avete presentato.

Pressoché tutti gli ordinamenti tributari del mondo funzionano così: dai ricavi guadagnati si sottraggono i costi sostenuti, a quello che rimane dalla sottrazione di ricavi e costi si applica la percentuale di tassazione prevista dalla legge e, quindi, si versa quanto dovuto allo Stato competente.

Dunque, se avete a che fare con dei professionisti, o con delle imprese (anche e soprattutto se straniere), entrambi dotati di partita Iva, è impossibile che questi soggetti non vi richiedano una fattura, perché dalla vostra fattura questi signori:

  1. si prendono l’ammontare corrispondente al costo e lo sottraggono ai loro ricavi in maniera tale da versare meno tasse;
  2. si prendono l’ammontare corrispondente alla vostra Iva e la sottraggono all’Iva che sono obbligati a versare allo Stato.

Risultato? Se volete acquistare credibilità sul mercato dovete aprire un numero di partita Iva altrimenti i signori che si “riforniscono” da voi se ne andranno da qualcuno che – a parità di competenze – gli emette una bella fattura.

Quando Volete Acquisire Credibilità sul Mercato

Questo è un altro punto cruciale, che molti di voi prendono sotto gamba. Soprattutto per i freelance, grazie ad internet ed in particolar modo ad alcune piattaforme geniali come”ODesk” ad esempio, il mercato del lavoro è quello mondiale, non solo quello della nostra piccola Italia.

Web developers, web designer, wirters, virtual assistant, sales & marketing Experts, ecc. ecc., tutta questa gente si misura (o sarebbe il caso che lo facesse) con il mercato internazionale e dunque con imprese e professionisti di tutto il mondo i quali, per convenienza oper necessità, li ingaggiano per commissionare i propri lavori.

Avere un numero di partita Iva, in questo caso, può essere di grande aiuto; può addirittura fare la differenza.

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Questo perché è come se fosse una specie di “certificato” che attesta la vostra competenza, la vostra bravura. E’ come se lo Stato facesse una cosa buona (una volta tanto) apponendo un sigillo di garanzia sul vostro status il quale comunica al mercato appunto che siete talmente bravi e diligenti che addirittura c’è qualcun altro che vi paga periodicamente e per la vostra professionalità, Non esagero se parlo di una specie di messaggio subliminale che in qualche modo può spingere la controparte a rivolgersi ai vostri servizi.

Ditemi la verità: c’è davvero qualcuno di voi che non l’ha mai fatto? Intendo andare a controllare se il freelance di turno, al quale desideravate rivolgervi, aveva (o non aveva!) il numero di partita Iva pubblicato sul sito internet.

Io l’ho fatto decine di volte, e lo faccio ancora, ogni volta che ho bisogno di uno di voi per i più svariati motivi.

Quando Avrete Deciso che é Giunto il Momento di Accumulare I Contributi per la Pensione Perché Avete Capito che, Forse e Dico Forse, Non “Camperete” in Eterno

Ahimè, purtroppo anche questa è una considerazione che và fatta. Soprattutto da quei Freelance che in Italia ci stanno o che, per motivi o impedimenti personali, non se ne possono andare in un altro Paese in barba al Fisco italiano.

Ora, io non posso negare (l’ho scritto anche sopra) che versare i contributi rappresenti un gesto pressoché folle otre che obbligatorio, ma, alla fine di tutto, anche per chi versa contributi in Italia arriverà un giorno il momento di riscuotere una somma che per quanto piccola vi sosterrà o vi potrà essere di conforto o che, magari, vi consentirà un discreto potere di acquisto in altri Paesi del mondo. Io stesso ho seguito il trasferimento di numerosi pensionati andati a vivere in Thailandia oppure, restando più vicini, a Malta o alle Canarie dove, nonostante la tassazione non sia così bassa, il costo della vita consente una vita serena e affrontabile con grande dignità.

Il futuro arriva per tutti prima o poi. Almeno una piccola considerazione in questo senso và quindi fatta anche dal freelance più “scapestrato”.

Un “Quarto” Consiglio Se Ti Ha Preso il Panico

Il mio consiglio, se hai appena iniziato, è di affacciarti con calma al mondo del web, metter su una landing page senza farti prendere dall’ansia di non essere in regola con il fisco.

Quando sarà tutto pronto per offrire le tue consulenze a pagamento, allora sarà già trascorso del tempo durante il quale avrai perfezionato il lay-out del tuo sito, ti sarai posizionato sul web con strumenti ad hoc e social network ed avrai iniziato a ricevere i primi contatti e le prime richieste.

Fino ad allora mi raccomando: Niente Panico!

Ma muoviti sempre con i piedi di piombo e stai all’erta, non fare lo sprovveduto e proteggi sempre i tuoi interessi. Con Fiscosulweb.it puoi farlo: http://www.fiscosulweb.it/azienda-protetta

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Luca Taglialatela

Luca Taglialatela

Founder di Fiscosulweb.it. Dottore Commercialista e Revisore Ufficiale dei Conti è il Primo Consulente Tributario in Italia con esperienza decennale ad essersi specializzato in Fiscalità del Web e di ogni tipologia di Business online. Consulente fiscale per alcuni dei maggiori gruppi italiani e multinazionali ha maturato esperienza nell’ambito della fiscalità di impresa nazionale ed internazionale, delle problematiche fiscali delle persone fisiche e nel contenzioso tributario. Verifica ora tutte le sue credenziali e la sua storia professionale su Linkedin.

One Comment

  • Giacomo scrive:

    Ottimo articolo Luca.
    Io, tra l’altro, guardo anche se nel sito web vi è la Police Privacy, visto che si andrà incontro a multe salatissime se il Fisco dovesse impuntarsi su questo aspetto, disciplina che sta cambiando con la figura europea del Privacy Officer.

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